Il comune di Piuro si trova nella parte italiana della Val Bregaglia, la quale ha origine a Chiavenna e termina con il Passo del Maloja. Il nome della valle, secondo alcuni storici, deriva dall’appellativo che contraddistinse gli abitanti del luogo sin dall’epoca romana: Bergalei.
Un tragico evento franoso, che ha avuto luogo alla fine dell’estate del 1618, ha modificato irrimediabilmente il corso della storia del borgo.




Veritiera e spaventosa cronaca dell’improvvisa distruzione di Piuro, borgo ben noto della Val Bregaglia, nelle Comuni Tre Leghe.
Una improvvisa frana, precipitata dal fianco della montagna, in un batter d’occhio ha sorpreso l’intero borgo, lo ha annientato, sommerso, sconvolto, distrutto.
(cronaca del 1618)
Il borgo di Piuro sorgeva a sud dell’attuale frazione Borgonuovo. Provenendo da Chiavenna si incontrava all’inizio del paese, a sinistra della strada, la chiesa collegiata di San Cassiano. Dietro a questa era il palazzo di residenza della famiglia Vertemate Franchi, la più potente di Piuro. Il palazzo era caratterizzato da colonnati, cortili, giardini, un acquario, statue e fontane con giochi d’acqua.
Il ponte maggiore, di fronte al palazzo, portava al Pretorio e, più oltre, alla chiesa di Santa Maria. Poco dopo il ponte, a sinistra, una strada saliva verso la collina di Scilano, sulla quale si ergevano la chiesa di San Giovanni Battista e il castello. Altri palazzi appartenevano ai Beccaria e ai Brocchi, altre famiglie importanti e dedite al commercio. Palazzi più piccoli erano quelli delle famiglie Scandolera, Lumaga, Camogli, Rota, Giulini, e ancora Losio, Mora, Buttintrocchi, Serta ecc.
Nel borgo vi erano anche alcune osterie, un albergo, due macelli e, poco fuori dal centro, i crotti, luoghi caratteristici della Valchiavenna e dove venivano conservati il vino e gli altri prodotti alimentari.
La sera del 4 settembre del 1618 (corrispondente al 25 agosto dell’antico calendario) ebbe luogo la frana che distrusse e seppellì completamente il fiorente borgo di Piuro.
Lo smottamento si staccò dal monte Conto, a sud dell’abitato, ed era costituito da circa tre milioni di metri cubi di materiale vario: massi, blocchi e terriccio. Durante il disastro morirono tutti gli abitanti, che erano circa un migliaio, eccetto pochi sopravvissuti: l’oste Francesco Forno, il muratore Simone Ramada, Battista Planta, Giovan Pietro Vertemate Franchi, una donna e due bambini e il fratello del signor Podestà, che al momento della frana si trovavano poco fuori dal borgo.
L’evento catastrofico suscitò profonda eco in tutta Europa, sia per l’alto numero di vittime, sia perché erano numerosi i piuraschi che erano emigrati in vari stati europei alla ricerca di fortuna e avevano spesso guadagnato posizioni di prestigio. A testimonianza di ciò è l’ottantina di relazioni sulla tragedia pubblicate in tutta Europa nel corso del Seicento.